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Vladimir Luxuria intervistata da Foggiatoday

29 Ottobre 2014 in Senza categoria

Vladimir Luxuria intervistata da foggiatoday dopo l’incontro ad Arcore con Berlusconi.

“Gay è ok”. Intervista a Vladimir Luxuria

Michele Fiscarelli 26 Ottobre 2014

Selfie con Berlusconi
Selfie con Berlusconi

Varcando la soglia di Arcore, ha segnato un’inversione di rotta nel Centrodestra. Chi avrebbe mai ipotizzato che una transessuale, tra l’altro comunista, avrebbe strappato a Berlusconi un sorriso da selfie e l’impegno a prodigarsi per i diritti civili delle coppie omosessuali?

Vladimir Luxuria, attivista per i diritti di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuati, sembra affetta dalla “sindrome del primo della classe”, ma antipatica non lo è affatto. Nata a Foggia, ha conseguito con lode la laurea in Lingue a Roma. In Italia è stata promotrice nel 1994 del primo Gay Pride; nel 2006, invece, è stata la prima parlamentare transgender di un Parlamento europeo.

Dopo aver sfidato Vladimir Putin alle Olimpiadi di Sochi esibendo la bandiera rainbow “Gay è ok” e dopo la querelle con Giorgia Meloni sulle adozioni da parte delle coppie omosessuali, ha ospitato la fidanzata di Berlusconi, Francesca Pascale, al Gay Village di Roma.

Partiamo da qui. Luxuria, lei ha accettato l’invito al confronto di Berlusconi sui diritti civili per le coppie omosessuali. Alla luce delle dichiarazioni a favore delle unioni civili alla tedesca del presidente di Forza Italia a Montecitorio, ritiene che il suo contributo sia stato determinante?

“Determinante? Non so, però mi piace pensarlo!”.

L’apertura di Berlusconi consente di prospettare una maggioranza trasversale in grado di legiferare sulle unioni civili. Qual è il suo obiettivo?

“Il mio e della maggior parte dei membri della comunità LGBTI è il matrimonio per tutti, ma l’ipotesi più realistica resta il modello tedesco”.

In Germania la legge garantisce alle coppie omosessuali la scelta di un cognome comune, riconoscimenti contributivi ed assistenziali, estende ai conviventi i diritti successori garantiti ai coniugi, impone l’obbligo di assistenza e sostegno reciproco, ma non permette l’adozione all’esterno della coppia.

“È vero! L’adozione è concessa esclusivamente all’interno della coppia. È la cosiddetta stepchild adoption (l’adozione del figliastro, ndi),ossia la possibilità di estendere la genitorialità sui figli naturali o adottivi del partner anche al convivente dello stesso sesso”.

E qui si pone la questione se i figli siano di chi li fa o di chi li cresce…

“Né figli e né figliastri: per me sono tutti figli, indipendentemente da come e da dove arrivano. Genitore è anche chi biologicamente non lo è! Non posso accettare che due donne si rechino all’estero per mettere al mondo un figlio con la fecondazione assistita e che in Italia, in caso di decesso del genitore biologico, il partner non possa vantare diritti o assumere doveri nei suoi confronti. Oggi Gianfranco Fini vuole apparire gay friendly, ma ricordo che sostenne la legge 40 del 2004, la più discriminatoria perché vieta la fecondazione artificiale alle coppie omosessuali”.

Il premier Renzi continua ad attingere consensi nell’elettorato di centrodestra. Temo che l’apertura di Berlusconi sia soltanto una strategia di marketing politico. In Italia gli omosessuali sono circa un milione. Non teme anche lei che sia esclusivamente interessato al loro voto?

“Gasparri ritiene che così si perdano voti. È un rischio da correre! A volte occorre affrontare scelte coraggiose e, se necessario, educare il proprio elettorato. In Parlamento la proposta non avrà vita facile. Ai voti favorevoli di Forza Italia e del Partito democratico dovrebbero confluire quelli di Sinistra, ecologia e libertà e di parte del Nuovo Centrodestra, dopo l’auspicio di Cicchitto alla redazione di un progetto di legge sostenuto da larghe intese. Contrari, invece, Lega e Fratelli d’Italia. Resta l’incognita del Movimento 5 stelle, vittima della sua missione non collaborativa”.

Ha imboccato la via di Roma da adolescente. Oggi Foggia è una città meno omofoba di ieri?

“Sono andata via da Foggia a 16 anni. Ho subìto insulti e derisioni. Foggia resta la mia città: non ho reciso il cordone ombelicale. Bisogna però lavorare ancora affinché nessuno sia costretto ad emigrare a causa della mancanza di lavoro o, come è capitato a me, per la propria identità sessuale. I miei sono impegnati in difesa dei diritti degli omosessuali. Sostengono che la situazione sia migliorata”.

Prima il caso Marrazzo, ora il presunto tentativo di diffamazione ordito da Emilio Fede. Perché una relazione con un transessuale è ritenuta un marchio di infamia?

“Purtroppo – è vero – è ancora così! Marrazzo è stato vittima di un trappolone. Non comprendo la sessuofobia legata a Berlusconi. Ma che ce ne frega! Non ci sono ragioni professionali, politiche o morali che tengano dinanzi alla tutela della vita privata, sempreché – sia chiaro! – i rapporti vengano consumati tra persone adulte e consenzienti. Quando ero parlamentare – lo dico a lei per la prima volta – mentivo alla Digos dicendo che sarei rientrata a casa a dormire. Invece, assumendomi i miei rischi, ho vissuto. Non avevo mica fatto voto di castità! Io, che manco so’ fidanzata…”.

In fondo, “Gay è ok”.

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