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scusate a me piacciono le tipe però pure i trans cosa faccio?
10 commenti
  • Foto del profilo di Claudio Mastroianni (Gatto Nero)
    Te ne fai una ragione.
    16 sett.
  • Foto del profilo di Gollo Follo
    e come potrei essere definito?
    16 sett.
  • Foto del profilo di Jake Il Cane
    Se per trans intendi le mtf tecnicamente non ti devi neanche definire in quanto le mtf sono considerate donne una volta seguito un certo processo che può prevedere o il solo cambio dei documenti o l’operazione. E in questo caso ti devo correggere sull’articolo che in questo caso sarebbe stato “le trans”, per via del sovrascritto discorso
    16 sett.
  • Foto del profilo di Matteo Manzi
    Matteo ManziModeratore+2
    +Gollo Follo le definizioni non servono e non piacciono, puoi chiamarti etero, puoi chiamarti gay, puoi chiamarti pansessuale, puoi chiamarti suricata, o salamelle al forno. Vivi sereno, tromba con chi vuoi 😉
    15 sett.

Il matrimonio di Alessandra …

A questi link trovate la storia di Alessandra e della sua battaglia per mantenere il suo matrimonio dopo il cambio di sesso:

http://gazzettadimodena.gelocal.it/provincia/2009/12/27/news/cambia-sess…

http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2010/12/03/news/cambia-sesso-…

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/sesso-marito-donna-matrimon…

Che di seguito incollo:

—– Gazzetta di Modena 27 dicembre 2009 —-

Cambia sesso ma non divorzia: caso unico
E’ un caso giuridico la vicenda di un bancario di Massa Finalese diventato una donna. Il tribunale gli riconosce di essere donna, il Comune però le rifiuta lo stato di famiglia. Alessandra, sindacalista alla Bper: “Io e mia moglie ci vogliamo bene e i miei genitori hanno compreso”

di Francesco Dondi

Alessandra Bernaroli

Alessandra Bernaroli

FINALE. Si sono sposati nel 2005 in chiesa nella loro Massa, ma in autunno il tribunale ha certificato il cambio di sesso del marito, ora Alessandra Bernaroli, 38 anni. Ne è scaturito così un matrimonio tra donne che però oggi porta problemi di natura legale alla coppia.

Alessandra Bernaroli è figlia di due insegnanti massesi e ha lavorato alla Popolare dell’Emilia Romagna a Finale tra il ’99 ed il 2000. Ora fa la sindacalista della Fisac Cgil nella direzione centrale Bper a Modena. In tanti la ricordano come un ragazzo studioso, ma molto attento al proprio fisico, modellato con lunghe sedute di body-building. Nel 2005 Alessandro si sposa in chiesa a Massa, con l’attuale moglie.

Ma nel 2007 va negli Usa per sottoporsi ad un intervento per il cambio della voce: è il primo passo verso il transessualismo che lo porterà, a maggio 2008, a recarsi in Thailandia per un’operazione di “riattribuzione chirurgica” del sesso. «I miei genitori – racconta – dopo le prime perplessità mi hanno aiutato molto e anche in questo momento, conoscendo il rapporto che c’è con mia moglie, stanno dalla nostra parte».

Perchè adesso Alessandra è impegnata in una battaglia che potrebbe fare storia. Vediamo. A ottobre il tribunale certifica il cambio di sesso e lei si reca in anagrafe a Bologna (dove oggi risiede), per chiedere la modifica sulla carta d’identità. Gli addetti devono attenersi alla sentenza e la rilasciano. Ma i problemi si presentano alla domanda di uno stato di famiglia, necessario per la denuncia dei redditi. Alessandra, infatti, ha la coniuge a carico con cui vive in comunione di beni. Alla richiesta arriva il rifiuto: certificare l’unione significherebbe ufficializzare un matrimonio tra persone dello stesso sesso. E così il Comune emette un incartamento in cui risulta che Alessandra e la moglie sono due nuclei famigliari distinti.

«Ma così non è – dichiara Alessandra – Io e mia moglie vogliamo restare insieme. Se non mi dovessero rilasciare lo stato di famiglia si profila il reato di falso materiale ed abuso. Nessuna legge vieta il matrimonio tra omosessuali e considera il cambio di sesso una possibile fonte di divorzio. Ma noi non vogliamo divorziare. Ora il Comune sostiene che non è stato modificato il mio stato civile perciò mi devono dare documentazione. Non esiste legge che permetta di posticiparne la consegna». Con la storia di Alessandra si apre così una disputa giuridica unica.
«Il diritto civile autorizza a fare ciò che non è espressamente vietato. E non è vietato il matrimonio tra omosessuali, semplicemente per consuetudine non viene celebrato. Allo stesso tempo la nostra legge non prevede il divorzio d’ufficio, perciò l’a nagrafe non può arrogarsi il diritto di considerare il matrimonio annullato».

E nel calderone delle posizioni contrastanti la Chiesa non si schiera (“Questo è un caso che non intacca la dottrina, casomai è un problema giuridico”, chiosa Monsignor Vecchi di Bologna).

«La Chiesa – spiega Alessandra – ha evitato di commentare perchè spinge per la famiglia e, nel nostro caso, la famiglia continua ad esserci. Quando ci si sposa si recita la formula ‘in povertà ed in malattia’ e il sessualismo è considerato malattia, tanto che lo Stato passa medicine».

Ora la pratica è stata inviata al ministero degli Interni, affinchè dirima una situazione anomala. «Ma per noi non eiste un vuoto legislativo», chiude fiduciosa Alessandra.

27 dicembre 2009

—– Gazzetta di Modena 3 dicembre 2010 —-

Cambia sesso, il matrimonio resta valido
Finale. Il Tribunale di Modena respinge l’istanza di annullamento del Ministero dopo gli interventi di Alessandra Bernaroli. Lei: «Accanimento incomprensibile dei burocrati, mi darò alla politica»

Cambia sesso, il matrimonio resta validoCambia sesso, il matrimonio resta valido

FINALE. Il tribunale di Modena le ha dato ragione. Il matrimonio tra la massese Alessandra Bernaroli (all’epoca Alessandro, poi divenuta donna dopo un lungo percorso fatto anche di tanti interventi chirurgici) e la moglie è ancora valido. E questo nonostante il cambio di sesso e i tentativi di scioglierlo d’autorità da parte degli ufficiali anagrafici di Bologna e Finale. Il Ministero degli Interni ha annunciato il ricorso contro la sentenza di Modena.

«Noi restiamo sposati – spiega la Bernaroli – La legge prevede che un matrimonio possa venir sciolto unilateralmente in caso di cambio di nome, ma non è il nostro caso perchè mia moglie mai lo ha chiesto, anzi. Non capisco l’accanimento del Ministero che sta provando a distruggere una famiglia mentre addirittura la Chiesa, di fronte a cui risultiamo sposati, non ha sollevato alcun problema».

Contro l’inusuale unione si erano schierati anche gli uffici anagrafici di Finale (dove il matrimonio è registrato) e Bologna, dove ora la coppia risiede. «Il loro comportamento è stato molto scorretto – continua la Bernaroli – hanno chiesto un parere al Ministero che però non può dare valutazioni morali, ma solo legali. E le unioni transessuali sono già regolamentate dalla Costituzione con la legge 138 del 2010 della Corte Costituzionale».

Ora per la Bernaroli, sindacalista della Cgil alla Bper, difesa dall’avvocato Anna Tonioni di Bologna con la collaborazione della rete Lenford, potrebbe aprirsi un futuro in politica. «Non ho mai voluto dare voce al gossip sulla mia vicenda, ma in questi anni di tensioni ho aperto gli occhi, è stata una dura battaglia. Mi sento pronta per lottare a favore di una società civile più libera e moderna e non escludo di potermi impegnare in politica, magari per le elezioni a Bologna oppure in vista delle Nazionali. Con chi? Mi definisco una liberale riformista…». (f.d.)

3 dicembre 2010

—– Blitz Quotidiano 3 dicembre 2010 —-

Quando il marito diventa una donna per il giudice il matrimonio è valido

Sono due lei sposate in Italia, prima erano marito e moglie, poi il marito ha cambiato sesso: per il tribunale il matrimonio di Alessandra (fu Alessandro) Bernaroli è valido. A stabilirlo sono stati i giudici della seconda sezione civile di Modena perché “il cambio di sesso di uno dei coniugi non comporta l’automatico scioglimento né la cessazione degli effetti civili del matrimonio”.

Gli ufficiali di stato civile dei comuni di Bologna e Finale Emilia invece avevano di fatto decretato la fine del matrimonio perché per loro due donne non potevano essere sposate. Per i magistrati di Modena però si è trattato di un atto illegittimo.

«Lotto per la mia vita ma anche per le tante coppie che si trovano in situazioni analoghe. Ho deciso di essere un transessuale, che non è una moda, ma una precisa patologia riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della sanità e per questo curata con specifiche cure», ha spiegato Bernaroli, 39 anni.

La moglie ha capito le sue motivazioni e l’ha aiutato a diventare donna nel 2008. «Prima scopriamo che l’anagrafe di Bologna, come conseguenza del cambio di sesso, ha modificato il mio stato di famiglia, facendomi risultare separato da mia moglie, addirittura con due indirizzi diversi, nonostante noi si viva sotto lo stesso tetto».

«Ci accorgiamo che l’atto di matrimonio è stato di fatto annullato». In più c’era l’avallo del ministero dell’Interno, interpellato sul caso dai due Comuni. Ora il tribunale di Modena ha dato una prima vittoria ad Alessandra.

——— Fine ———

Jasmine

DDL405/2014

Un’articolo interessante prelevato dal sito intersexioni.it

Quando il bisturi uccide: una legge per intersex e trans
Posted by: intersexioni Posted date: 09 04 2014 In: Diritti Umani, Identità Di Genere; Gender Variant E Transgenderismo, Intersex, Salute
Riportiamo l’articolo di Delia Vaccarello, pubblicato per la rubrica Liberi Tutti de L’unità, 2 Aprile 2014

Quando il bisturi uccide: una legge per intersex e trans

Fuori era una ragazza, dentro si sentiva maschio. Benché fosse di bellissimo aspetto, la percezione del genere incongruo rispetto alla sua esteriorità, l’aveva condannata lentamente all’isolamento. Non sapeva della mutilazione subìta. Era nata con entrambi gli organi genitali, la vagina e un piccolo pene, che però venne reciso perché medici e familiari decisero che l’incertezza sarebbe stata intollerabile. A venti anni veniva ricoverata in un reparto psichiatrico, il suo disagio scambiato per “follia”. Sentendosi maschio si fasciava il seno e aveva una ostilità pervasiva nei confronti della sua famiglia. Dopo anni di disperazione sentì che piuttosto era meglio non vivere.

E’ il dramma delle persone intersessuate che alla nascita vengono “corrette” a colpi di bisturi. Il suicidio è avvenuto dieci anni fa, ma tutt’ora, che siamo un po’ più pronti ad affrontare “atipie” e ambiguità, i casi in cui viene nascosta la verità ai ragazzi intersessuali non sono pochi. La storia è stata raccontata da Franco Lauria, psichiatra, su un blog nato da appena due settimane e già molto visitato e zeppo di storie, un blog che prende il nome dal disegno di legge che sostiene: “disegnodilegge405.blogspot.it”.

E’ stato aperto da Michela Angelini, una “donna nata maschio” che ha lanciato una petizione per la raccolta firme a sostegno del testo raggiungendo quota 5mila in pochissimi giorni.

Il disegno di legge, d’iniziativa del senatore Lo Giudice e redatto anche con l’apporto di Rete Lenford, è in attesa di imminente calendarizzazione. Contiene due novità di rilievo: per le persone intersessuate vieta la mutilazione dei genitali alla nascita e predispone un sostegno per i genitori alfine di affrontare in modo adeguato l’educazione dei figli, demandando agli interessati la scelta relativa al proprio corpo. Per le persone transessuali cancella il ricorso all’intervento chirurgico come condizione indispensabile per il cambio di nome e sesso sui documenti, i quali verrebbero adeguati con una richiesta inoltrata al prefetto (e non al tribunale come prescrive la legge 164 in vigore) sulla base di una documentazione che attesta la disforia di genere. La transizione avverrebbe facendo ricorso solo alla terapia ormonale, e resterebbe la possibilità per chi lo volesse di sottoporsi all’intervento chirurgico.

“Ho iniziato il mio percorso ormonale tre anni fa – dice Michela che oggi ha trent’anni – l’ho detto ai miei poco prima di ricevere la diagnosi di disforia e sono rimasti interdetti. Per un po’ c’è stato un periodo di stallo. Poi ho chiesto loro con determinazione: chiamatemi Michela”.

Il rapporto con la mamma viene facilitato dalla lettura del libro “Evviva la neve, vite di trans e transgender” (di cui è autrice chi scrive, ed. Mondadori). “Ho sottolineato quasi ogni pagina, poi l’ho dato a mia madre. Tramite quelle storie lei ha capito come mi sentivo e ha avuto gli strumenti per comprendermi e non vedermi come qualcosa di strano, qualcuno che sbaglia”.

Adesso con lo stesso spirito Michela si impegna per far firmare la petizione (rintracciabile qui http://goo.gl/BFjLxD): “La petizione vuole essere il “nostro evviva la neve”, perché la gente ha bisogno di capire”. Michela non ha i documenti adeguati al suo aspetto: “Quando pago con la carta di credito, quando ritiro le analisi, quando passo un check-in, quando mi intestano una fattura, ritiro un pacco o prelevo dei soldi allo sportello delle poste devo spiegare perché sui miei documenti c’è un nome maschile. Ovviamente tutti i presenti ne vengono a conoscenza”.

Tante le storie sul blog: “Mi chiamo Leonardo e sono un ragazzo transessuale di 30 anni. Ero proprietario di un bar, l’ho chiuso ad agosto del 2013 a causa della crisi. Con le mie credenziali credevo che fosse facile trovare un impiego”. Leonardo si vede scartato per via dei documenti al femminile. Questo l’iter: la valutazione sembra buona ma quando alla fine del colloquio rivela che sui suoi documenti c’è la “f”, si sente sempre dire “le faremo sapere”. Finché dopo sei mesi trova un posto da magazziniere, il responsabile del personale lo seleziona, la direzione della filiale lo appoggia, ma c’è un ostacolo, la direzione generale per statuto non accetta donne da inquadrare in questo ruolo.

Ancora. Mara ha paura di tornate in Italia. “Sono italo-argentina, ho vissuto i miei ultimi 15 anni in Italia, oggi mi ritrovo a fare la transizione in Argentina, sono MtF (da maschio a femmina), ho una figlia in Italia, e al più presto vorrei tornare. Conosco le insidie alle quali andrei incontro. So tutto ciò che si passa in Italia per transizionare, potrò cambiare i documenti in Argentina ma in Italia no. Mi ritroverei dentro un paradosso: essere contemporaneamente e legalmente due persone in una”.

Oltre alle storie tante le dichiarazioni di solidarietà espresse per motivare la firma della petizione che ha anche una pagina facebook. Chi cita la costituzione, chi dice che essere nati del sesso che si sente proprio è un puro caso e dunque “stop alle discriminazioni”.